tunisia

Le rivoluzioni arabe e il ruolo dei social media

Twitter revolution. Così qualche tempo fa definii in un articolo le proteste scoppiate in Iran. Non fui l’unico. L’entusiamo che mi contagiò fece innumerovoli vittime. E in questi giorni continua a mieterne. Tunisia, Marocco, Albania, Moldavia, Yemen, Egitto. Il ruolo che le piattaforme di social networking hanno avuto in queste rivolte ha ravvivato quell’entusiamo sostentandolo con nuova linfa vitale tanto che il magazine italiano Wired è arrivato a chiedersi e a chiedere ai suoi lettori

Senza Internet ci sarebbero ancora rivoluzioni?

Difficile dare una risposta esauriente. Ci hanno provato sui rispettivi blog Evgeny Morozov, critico dei social media e giornalista di Foreign Policy, e Ethan Zuckerman, fondatore di Global Voices.

No, la Rete diffonde la protesta e supera le censure dei governi. È fondamentale. I social media accelerano le rivoluzioni. ”L’esempio della Tunisa è emblematico. Non c’è dubbio che Twitter abbia contribuito a diffondere le informazioni su quanto stava accadendo, come dimostrano twit, video e altri media raccolti. E in Egitto sta accandendo la stessa cosa”. La realtà è che Twitter è una rete di informazioni non controllabile, così diversa da quella telefonica, dall e-mail o dagli sms: ”Nel senso che un messaggio postato da un blogger egiziano o tunisino può essere ri- pubblicato migliaia di volte e trasmesso in tutto il mondo. In un batter d’occhio”.

Ethan Zuckerman, fondatore di Global Voices

Sì, la Rete è solo un mezzo in più e spesso viene usata per controllare i cittadini. Evgeny Morozov sta passando alla storia come un demolitore delle teorie più recenti sulla comunicazione nelle quali i social network come Facebook e Twitter ricoprono un ruolo fondamentale. Per lui i media sociali sono solo un altro strumento dei governi per controllare i cittadini, come ricorda in The Net Delusion. Il personale governativo (o di regime) si infiltra in questi newtork creando profili e account fasulli per avvicinare gli attivisti, identificarli e controllare le loro iniziative. Per Morozov alla fine è sempre la politica a determinare la caduta o meno di un dittatore.

Evgeny Morozov, giornalista di Foreign Policy

Marziani e social activists

Personalmente condivido la risposta di Ethan Zuckerman secondo cui i social media sono uno strumento fondamentale ai fini della ribellione di massa contro governi dispotici e costrizioni di qualsivoglia genere. Rimango altresì convinto che le rivoluzioni, in quei paesi dove internet non è ancora una realtà consolidata, sono benissimo possibili anche in sua assenza. La risposta data da Evgeny Morozov invece non ha – secondo me – nessun riscontro nella realtà e mi lascia alquanto perplesso.

Vediamo insieme perchè.

Evgeny Morozov sostiene che il ruolo dei social media in queste rivoluzioni è fittizio e che invero è solo la politica a decidere le sorti di un Paese. Ma si spinge anche oltre. Secondo Morozov la rete è solo un mezzo in più per controllare i cittadini. Ora, in parte posso anche condividere questa affermazione. E’ difatti indubbio che i governi utilizzino tale strumento a loro vantaggio e che l’era della privacy sia ormai finita da tempo. Ma quando scoppia una rivolta, pensare che un governo possa controllare tutto il flusso di informazioni che si propaga attraverso i social media come twitter è una mera illussione. A dimostrazione di ciò vi è la decisione del governo egiziano guidato dal presidente Mubarak, presa in questi giorni, di chiudere prima facebook e twitter e poi l’intera internet e tutte le reti telefoniche del Paese. Quindi mi chiedo. Se è vero come sostiene Evgeny Morozov che twitter e facebook sono solo uno strumento addizionale al potere di controllo dei governi, perchè il governo egiziano, alle prese con una rivolta senza precedenti, non ha lasciato accessibili questi servizi, perchè non li ha utilizzati per identificare gli attivisti, per prevenire le loro azioni e controllare la rivolta invece di oscurare tutti i canali di comunicazione di massa, in primis twitter e facebook?

La Rivoluzione del Gelsomino

Sempre citando Morozov, “alla fine è sempre la politica a determinare la caduta o meno di un dittatore“. Il 14 gennaio scorso, dopo una lunga serie di rivolte che hanno portanto anche alla morte di alcuni manifestanti, il dittatore tunisino Ben Ali ha lasciato il suo paese per recarsi in terre sicure, l’Arabia Saudita. Il cambiamento, se di cambiamento si può parlare (solo il tempo ce lo dirà), ai vertici del regime tunisino, secondo il giornalista, sarebbe dunque avvenuto solo grazie alla volontà dell’èlite politica di quel Paese di cavalcare tale cambiamento e dargli un seguito. Il  fatto che tale élite abbia deciso di tagliare (parzialmente) i ponti col passato solo perchè messa di fronte ad un precipizio la cui altezza rimaneva sconosciuta è per Morozov un elemento secondario.

Quello che non riesco a capire è come si possa negare o rilegare a fattore secondario il fatto che il motore di tale cambiamento sia stato la forza del popolo tunisino di manifestare il proprio dissenso e di organizzare tale manifestazione tramite i social media come twitter e facebook e che la concessione politica di tale richiesta sia stata solo una conseguenza resa inevitabile dall’escalation degli eventi.

Silvia Carbone ha scritto sulle pagine del blog Ninja Marketing un bellissimo articolo intitolato “La rivoluzione tunisina vista con gli occhi di twitter e del social web” che racconta con parole e immagini la Rivoluzione del gelsomino tramite i social media. Concludo questo post con un passaggio del suo articolo che richiama l’entusiamo da me citato all’inizio definendone bene i confini:

Considerato quindi il ruolo centrale dei Social Media, alcuni parlano di questa rivoluzione come la Rivoluzione di Twitter o dei Social Media. Non credo sia giusto, i social Media sono “solo” un mezzo di comunicazione. La Rivoluzione l’hanno fatta le persone. Chiedersi se questa sia stata la rivoluzione dei Social Media è come chiedersi se la rivoluzione francese sia stata la rivoluzione della stampa!

2 Commenti

  • Ciao Alessandro,

    ti ringrazio tantissimo per la citazione all’interno di un post così prezioso come quello che hai scritto. Grazie!

    Silvia
    ;)

  • Ciao Silvia,
    io ringrazio te per aver ispirato questo articolo!
    Spero che il signor Morozov non se la prenda troppo ;)

    Ale

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