Archive for Energia

Storico sorpasso: Solare vs Nucleare

// agosto 1st, 2010 // No Comments » // Ambiente, Energia

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Da un pò di tempo continuo a sentirmi dire che ormai il nucleare grazie alle centrali di nuova generazione è sicuro. Insomma che devo stare tranquillo. Ma, sarò sincero, quando ci sono di mezzo i nostri governanti, stare tranquillo mi riesce con difficoltà. Ecco quindi che lo scetticismo guadagna terreno.

Alvin Weinberg, fisico statunitense, lo scorso secolo disse: “Noi nucleari proponiamo un patto col diavolo: possiamo fornire energia a condizione che le società future assicurino una stabilità politica e istituzioni quali mai si sono avute finora.” Bene, pensare che oggi la società internazionale sia stabile è come pensare che  l’ex ministro per lo Sviluppo economico Scajola, giusto per rimanere in tema di nucleare e stabilità, veramente non sapesse chi ha staccato gli assegni per pagargli casa.

Ma proviamo per un attimo a sgombrare la mente da ogni pregiudizio. Poniamo che realmente le centrali di III° e IV° generazione siano sicure. Che le scorie prodotte possano essere stoccate senza problemi. Che nessun terrorista o pazzo di qualsivoglia ideologia, fede o credo attenti la vita di migliaia di persone colpendo una di queste centrali. Poniamo quindi che il nucleare sia sicuro in senso lato. Per quale motivo noi italiani dovremmo soddisfare il nostro fabbisogno energetico con un energia virtualmente sicura ma economicamente svantaggiosa?

Vi pongo questa domanda  perché, mentre la sicurezza del nucleare è un esercizio mentale, il fatto che la produzione di questo tipo di energia sia ormai economicamente svantaggiosa è una verità. Una verità emersa di recente da uno studio condotto da John Blackburn e Sam Cunningham, docenti della Duke University, secondo cui il costo dell’energia solare ha sorpassato, in convenienza, quello del nucleare che, invece, aumenterà sempre di più. Sempre secondo i due esperti statunitensi, mentre negli ultimi otto anni il costo di ogni singolo reattore atomico è cresciuto in modo vertiginoso, passando da 3 a 10 miliardi di dollari, quello del solare sta diventando sempre più a buon mercato. E’ forse per questo motivo che gli Stati Uniti non costruiscono una centrale nucleare dal “lontano” 1979?

Ma si sa questa è l’Italia e come in America anche da noi tutto è possibile.

A Venezia, la più grande centrale a idrogeno del mondo

// luglio 13th, 2010 // No Comments » // Ambiente, Energia

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L’Amministratore delegato e Direttore generale di Enel Fulvio Conti, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il Sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, il Presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto, hanno inaugurato oggi l’innovativa centrale a ciclo combinato alimentata a idrogeno di Fusina (Venezia).

L’impianto, il primo al mondo di questo tipo di dimensioni industriali, ha una potenza di 16 mw totali. Consiste in un ciclo combinato alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore, sviluppando una potenza di circa 12 Megawatt (MW). Il rendimento del ciclo viene aumentato sfruttando il calore presente nei fumi di scarico per produrre vapore ad alta temperatura che, inviato alla vicina centrale a carbone, genera ulteriore energia per una capacità aggiuntiva di circa 4 MW.

La centrale, che utilizza 1,3 tonnellate di idrogeno all’ora, ha un rendimento elettrico complessivo pari a circa il 42%, è sostanzialmente priva di emissioni di ogni tipo. L’energia prodotta, pari a circa 60 milioni di chilowattora l’anno, sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di 20.000 famiglie, evitando di rilasciare in atmosfera di oltre 17.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2).

L’impianto, che ha richiesto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro, sorge nell’area della centrale Enel “Andrea Palladio” adiacente al Petrolchimico di Porto Marghera (Venezia) dal quale riceve l’idrogeno generato come by-product del ciclo produttivo. L’impianto sperimentale ad altissima efficienza si colloca nell’ambito dei progetti di Hydrogen Park, il Consorzio nato nel 2003 su iniziativa dell’Unione Industriali di Venezia, con il sostegno della Regione Veneto e del Ministero dell’Ambiente per circa 4 milioni di euro, allo scopo di promuovere nell’area di Porto Marghera lo sviluppo e le applicazioni delle tecnologie dell’idrogeno nel settore del trasporto e della generazione.

La centrale di Fusina è la più adatta a ospitare questa prima mondiale: ha, infatti, una lunga tradizione di ricerca e innovazione attenta all’ambiente, grazie alle capacità tecnologiche di Enel e al sostegno delle istituzioni locali e regionali. Il nuovo impianto pone Enel e l’Italia all’avanguardia nello sviluppo di sistemi evoluti per l’uso dell’idrogeno. Proprio a Fusina, infatti, per la prima volta in Italia, sono stati adottati fin dal 1997 desolforatori e denitrificatori; dal 1999, i filtri a manica per l’abbattimento delle polveri; dal 2008, nuovi sistemi di ambientalizzazione. Inoltre, Fusina è all’avanguardia nell’affrontare uno dei più gravi problemi del nostro Paese: lo smaltimento dei rifiuti.

“La centrale a idrogeno di Fusina è la dimostrazione che a noi l’età della pietra non piace”. Con queste parole il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha concluso la cerimonia inaugurale della centrale a idrogeno di Venezia Fusina, la prima del mondo di vero utilizzo commerciale, capace di produrre 16 Mw tra produzione diretta e recupero di calore, pari al fabbisogno annuo di 20 mila famiglie, alimentata da idrogeno a basso costo, “residuo” della produzione di Porto Marghera.

La centrale a idrogeno è uno degli effetti concreti dell’attivazione del Distretto dell’Idrogeno, realizzato da un accordo tra Regione e Ministero dell’Ambiente, con relativo intervento finanziario di 10 milioni complessivi. L’intervento di Fusina è una delle maggiori realizzazioni di questa politica, che coniuga e concretizza le competenze regionali in termini di energia e riconversione del Polo di Marghera. Ma oggi erano visibili anche un’imbarcazione, un veicolo industriale, un generatore e un distributore di idrogeno, precursori di un utilizzo allargato, funzionale ad un combustibile a inquinamento pressoché zero.

L’ad di Enel: “Auspico ulteriori collaborazioni”

Dopo quella di Fusina, l’ad di Enel Fulvio Conti spera in ulteriori collaborazioni con la Regione Veneto sul fronte dell’energia. Un invito che Conti ha rivolto direttamente al governatore Luca Zaia “per uno sviluppo ulteriore di impianti fotovoltaici, eolici, solari, a biomasse che potranno essere un’ asse importante di ulteriori investimenti nel settore delle rinnovabili’’.

“La Regione Veneto – ha sottolineato Conti – si è sempre contraddistinta con noi per un’apertura e una collaborazione’’ su temi delle energie rinnovabili.

Worldwide Energy Web: Volkswagen lancia la sfida

// settembre 10th, 2009 // No Comments » // Energia

Volkswagen & Lichtblick

Stamani mentre bevevo il mio magico infuso di caffeina e sfogliavo i vari quotidiani online nella speranza di trovare qualche notizia interessante, mi sono imbattuto in un articolo scritto da Andrea Tarquini, corrispondente di Repubblica, dal titolo “Elettricità fatta in casa, Volkswagen lancia la sfida”.

Nello stesso istante in cui leggevo il titolo dell’articolo, il mio cervello elaborava il nome di Jeremy Rifkin e la sua Worldwide Energy Web. In realtà di globale la notizia poco aveva ma rimaneva comunque il fatto che la teoria di Rifkin stava trovando una prima un’applicazione pratica in Europa.

La sfida lanciata dal numero uno europeo e big global player mondiale dell’auto Volkswagen, in collaborazione con Lichtblick, un’azienda che produce e fornisce energia nel nord-est della Germania, consiste nella realizzazione di una rete interconnessa di 10.000 abitazioni in grado di produrre autonomamente il proprio fabbisogno energetico e di redistribuire l’eventuale esubero attraverso la rete stessa. Tutto ciò grazie a delle mini-centrali installate in ogni abitazione che funzionano grazie ad un motore Volkswagen a metano, derivato dai propulsori di serie della Golf.

Jeremy Rifkin nel suo best sellers “Economia all’idrogeno. La creazione del Worlwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra”, pubblicato per la prima volta nel 2002, illustra brillantemente, sulla base di dati scientifici e statistici, gli ipotetici futuri scenari del nostro sistema energetico.

In particolare egli si sofferma su quella che gli scieziati chiamano economia all’idrogeno, ossia un sistema energetico decentralizzato basato appunto sull’idrogeno, il più abbondante degli elementi chimici dell’universo: costituisce il 75% della sua massa e il 90% delle sue molecole, una sorgente energetica virtualmente illimitata.

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L’idrogeno, spiega Rifkin, si trova ovunque in natura ma raramente allo stato nativo. Esso può essere prodotto in due modi. Estraendolo dal gas naturale attraverso un processo di steam reforming oppure attraverso l’elettrolisi, un processo che utilizza l’elettricità per scindere le molecole d’acqua in atomi di idrogeno e ossigeno. Il primo ha il difetto di produrre come sottoprodotto anidride carbonica. Il secondo l’alto costo dell’elettricità utilizzata per la scissione. Costo che potrebbe però in futuro essere ridimensionato attraverso l’impiego di forme d’energia rinnovabili. L’aspetto principale del ricorso a fonti rinnovabili d’energia – solare, eolica, idroelettrica e geotermica – per produrre idrogeno è che queste vengono così convertite in energia “immagazzinabile”, che può essere utilizzata in forma concentrata quando e dove necessario, senza alcuna emissione di CO2.

Un’altro soggetto su cui i fautori del complesso energie rinnovabili-idrogeno ripongono le loro speranze sono le celle a combustibile. Già negli anni sesanta la NASA decise di utilizzare le celle a combustibile nel proprio programma spaziale per fornire elettricità alle navicelle, come ad esempio per la missione lunare Apollo. Le celle a combustibile sono come le batterie, ma con una notevole differenza. Le batterie immagazzinano energia chimica e la convertono in elettricità; quando la prima si esaurisce, la batteria è scarica; le celle a combustibile, viceversa, non immagazzinano energia chimica ma convertono l’energia chimica di un combustibile con cui vengono alimentate per generare elettricità.

La produzione di idrogeno attraverso fonti d’energia rinnovabili e celle a combustibile ha contribuito alla nascita della c.d. generazione distribuita (GD). Dalla logica convenzionale di distribuzione basata sul monopolio naturale,  nel 1992 con l’approvazione dell’Energy Policy Act negli Stati Uniti è iniziato il processo di apertura del settore elettrico alla concorrenza.

generazione_distribuita_2006_rid

La generazione distribuita offre numerosi vantaggi. Alcuni esempi. Per l’indrustria e il commercio essa permette in primo luogo di superare il pericolo di interruzioni parziali (brownout) o totali (blackout) dell’erogazione di energia elettrica evitando la perdita di milioni di dollari. Hewlwtt Packard stima che un blackout di quindici minuti in uno dei suoi stabilimenti per la produzione di microprocessori possa costare all’azienda 30 milioni di dollari. Per i cittadini, uno dei vantaggi maggiori, è il c.d. peak shaving. Ovvero la possibilità per i possessori di impianti a generazione distribuita, di sganciarsi dalla rete elettrica principale e produrre da sé l’energia di cui hanno bisogno in corrispondenza degli orari a tariffa più elevata.

Un’altro aspetto interessante dell’ormai avviata rivoluzione della generazione distribuita, è il fatto che le celle a combustibile cominciano a essere connesse l’una all’altra, grazie a sofisticati software informatici, tecnologie digitali intelligenti e accesso ad Internet, in modo da formare l’embrione di una rete energetica distibuita. Gli utenti finali saranno quindi in grado non solo di produrre energia ma anche di condividerla con altri mettendo in discussione l’attuale regime in cui l’energia si muove in una sola direzione, dall’alto verso il basso.

“La trasformazione dell’utente passivo di energia in produttore autonomo” scrive Steve Silberman “è equiparabile allo sviluppo dei media interattivi, della condivisione fra pari e dell’autoregolamentazione” nel World Wide Web.

Sette anni dopo la prima pubblicazione del saggio di Rifkin la Volkswagen sta creando in Europa quell’embrione di rete energetica distribuita. E anche se il combustibile utilizzato è il metano e non l’idrogeno, l’iniziativa potrebbe essere un passo significativo verso la c.d. Worldwide Energy Web.

Cosa ne pensi del progetto portato avanti da Volkswagen? Una rete energetica distribuita potrebbe seriamente portare ad una redistribuzione del potere sulla terra?